Domenica 18 gennaio 2026

Nel brano evangelico di questa domenica (Gv 1,29-34) troviamo una professione di fede in Cristo che si articola in tre affermazioni: «Ecco l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo» (1,29); «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba e fermarsi su di Lui» (1,32); è «Il Figlio di Dio» (1,34). L'affermazione che ritengo più importante è la prima: Ecco l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo». C'è chi vede, sullo sfondo di questa immagine, l'agnello pasquale di cui si parla nel libro dell'Esodo (12,1-28). C'è chi vede un riferimento all'offerta quotidiana di un agnello al tempio (Es 29,38-46). C'è chi, infine, vede nell'Agnello di Dio il Servo del Signore di cui parla Is 53,7. Quest'ultimo riferimento mi sembra il più significativo. L'Agnello è l'immagine di un'obbedienza e di un amore che vanno fino alla Croce. L'Agnello è l'immagine del Servo di Dio che prende su di sé – togliendolo – il peccato del popolo. Il verbo che Giovanni usa significa «portare», «prendere sulle proprie spalle» e insieme «togliere via». Tutti e due i significati sono presenti. I motivi particolarmente sottolineati da Is 53 sono: l'innocenza del Servo e la sua solidarietà con i peccatori. I due motivi sono presenti nel gesto stesso di Gesù che viene a farsi battezzare: Egli non prende le distanze dal popolo peccatore, ma si confonde con esso, pur nella consapevolezza della propria innocenza e della propria origine divina. Così l'incarnazione prende tutto il suo rilievo: intesa non solo come un farsi uomo, ma come piena solidarietà con gli uomini e la loro storia. La proclamazione del Battista: «Ecco l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo» ha sullo sfondo il quarto canto del Servo del Signore. La prima lettura scelta dalla liturgia è però un altro testo, e cioè il secondo canto del Servo del Signore (49,3-6). Anche qui troviamo alcuni tratti che precisano ulteriormente la fisionomia di Gesù e della sua missione. Il Servo prende la parola per illustrare la propria elezione, la sua funzione di predicatore e le difficoltà che incontra nella sua attività. Il suo compito è di radunare Israele e di essere mediatore di salvezza per tutti gli uomini. Ritornano temi noti: la gratuita elezione da parte di Dio (amato sin dal seno materno), una missione di annuncio e liberazione, con dimensione universale. Il Servo è umiliato con il suo popolo (schiavo dei tiranni, in esilio), ma sarà pure glorificato in mezzo al suo popolo di fronte a tutte le nazioni.
CORSO DI PREPARAZIONE AL MATRIMONIO CRISTIANO

| Lunedì 23 febbraio 2026 alle ore 20.45 inizia il corso di preparazione al matrimonio; è necessario iscriversi inviando un'email al seguente indirizzo:
parrocchia.gretta@carmeloveneto.it
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| CATECHESI PER GIOVANI E ADULTI | 
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Ogni lunedì e giovedì alle ore 20.30
nella sala S. Giovanni (entrata in via Ascoli)
| Non dovremmo rimanere fanciulli nella fede, in stato di minorità. E in che cosa consiste l’essere fanciulli nella fede? Risponde San Paolo: significa essere “sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina …” (Ef. 4, 14). Una descrizione molto attuale!
Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero … La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde – gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore (cf Ef. 4, 14). Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.
Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede – solo la fede – che crea unità e si realizza nella carità. San Paolo ci offre a questo proposito – in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde – una bella parola: fare la verità nella carità, come formula fondamentale dell’esistenza cristiana. In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come “un cembalo che tintinna” (1 Cor. 13, 1).
(Papa Benedetto XVI).
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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 2026 18 - 25 gennaio |
| La settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ha come tema «Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati» (Efesini 4, 4). Per quest’anno, le preghiere e le riflessioni sono state preparate dai fedeli della Chiesa apostolica armena, in collaborazione con i loro fratelli e le loro sorelle delle Chiese armene cattoliche ed evangeliche. Il materiale proposto trae ispirazione da tradizioni secolari di preghiera e invocazioni, da sempre utilizzate dal popolo armeno, insieme a inni nati negli antichi monasteri e chiese dell’Armenia, alcuni dei quali risalgono al IV secolo. La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026 invita i fedeli ad attingere a questo patrimonio cristiano condiviso e ad approfondire la comunione in Cristo, che unisce i cristiani di tutto il mondo. «Più che un semplice ideale», si legge sul sito del Dicastero per l’unità dei cristiani, «l’unità è un mandato divino, centrale per la nostra identità cristiana. Essa rappresenta l’essenza della chiamata della Chiesa, una chiamata a riflettere l’unità armoniosa della nostra vita in Cristo, pur nella nostra diversità».
| Programma degli appuntamenti nella nostra Diocesi:
| | domenica 18 ore 10.30: | culto ecumenico in lingua tedesca (via S. Lazzaro, 19)
| lunedì 19 ore 10.00:
| solennità della Teofania, chiesa serbo-ortodossa (via S. Spiridione, 9)
| martedì 20 ore 18.00:
| culto ecumenico cittadino, chiesa Beata Vergine del Soccorso
| mercoledì 21 ore 20.30:
| preghiera ecumenica multilingue nello stile di Taizè, chiesa rumeno-ortodossa (via dell’Istria, 73)
| giovedì 22 ore 18.30:
| conferenza “Cristiani uniti per Vienna”, a Nostra Signora di Sion (via Tigor, 24/1)
| venerdì 23 ore 19.00:
| rassegna corale ecumenica, chiesa luterana (largo Panfili, 1)
| sabato 24 ore 20.30:
| cineforum, nella sala chiesa greca (riva III Novembre, 7)
| domenica 25 ore 12.30:
| pranzo ecumenico con i poveri, a Madonna del Mare
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Domenica 18 gennaio ore 11.30: riprendono gli incontri “Alla scuola dei santi”,
itinerario di fede in compagnia dei Santi.
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| La prossima figura proposta sarà san Giuseppe Moscati (1880-1927). Nato in una famiglia agiata, eccelle negli studi e nelle doti umane. Fin da giovane, assistendo il fratello infermo per una ferita di guerra, scopre la sua vocazione all’arte medica. Ciò che colpiva i suoi contemporanei, studenti e professori, medici e gente comune, non erano soltanto la sua sicura metodologia innovatrice nel campo della ricerca scientifica e il suo colpo d'occhio diagnostico fuori del comune, ma la sua vita di fede e di carità.
Moscati vede nei suoi pazienti Cristo sofferente, amandolo e servendolo in essi; si prodiga al punto da non attendere che siano i malati a rivolgersi a lui, ma li va proprio a cercare nei quartieri più poveri, assistendoli gratuitamente.
Diventa così apostolo di Gesù: senza mai predicare, annuncia, con la sua carità e con il modo in cui vive la sua professione di medico.
| Dove? In chiesa, nell’ammezzato sopra le scale
(balconata) Per chi? Chiunque desideri conoscere e amare i nostri fratelli maggiori: i Santi.
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| VITA IN PARROCCHIA | Con la festa del Battesimo di Gesù si conclude il tempo di Natale. Attraverso la liturgia abbiamo contemplato il grande mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio, la disponibilità di Maria Vergine ad accettare il disegno di Dio, la manifestazione di Gesù a tutte le genti e la realtà del nostro battesimo che ci unisce a Gesù, facendoci creature nuove. Tutto questo è stato offerto alle nostre comunità che di anno in anno possono viverlo e trarre frutti di vita autentica. Ma una domanda sorge: Come noi abbiamo vissuto il Natale? Le nostre famiglie si sono rese conto che era Natale? Cosa ci è rimasto di queste feste?
Desidero offrire a tutti questo scritto di P. David Maria Turoldo nel quale possiamo trovare una risposta alle domande poste:
"Questo è un Natale nuovo.
Sì, si è fatta troppa poesia sul Natale. Si è trasformata l’Incarnazione in un’orgia di consumo. Ma la saturazione del profano, la condanna del pretestuoso, dell’inutile sta diventando una conquista. Anche questo forse è un segno di nuovi tempi. Non è il caso di essere pessimisti. C’è tutta una gioventù cristiana che non ama più commuoversi a Natale. E il povero non si lascia più sedurre dal pacco di Natale. Provate voi a preparare il famoso pranzo per i poveri: certo, il barbone è sempre pronto ad approfittarne; ma perfino il barbone sa che deve mangiare tutto l’anno e non solo a Natale. Anche l’uomo della strada ormai conosce le cifre della vergogna. Lo sanno tutti che ogni anno nel mondo muoiono per fame milioni di uomini…. Allora? Quanti Natali nella tua vita! Forse cinquanta, forse settanta, ottanta! Duemila Natali! Ma ai Suoi occhi mille anni sono come un giorno che è già passato. L’importante è che ogni anno succeda qualcosa e tu possa dire: ecco, questo è un Natale nuovo."
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| Il 29 dicembre 2025 abbiamo ricordato i 90 anni della presenza dei Padri Carmelitani Scalzi a Gretta. E’ stata una bella ricorrenza, preparata con cura. La Messa è stata presieduta dal Padre Provinciale e da tutti i cinque membri della comunità religiosa, animata dal coro parrocchiale, alla presenza di una folta assemblea. La gratitudine e la riconoscenza verso l’Ordine Carmelitano si è poi manifestata in una mostra fotografica allestita per l’occasione e nella proiezione di un filmato (qui sotto il link) che riproduceva le fasi salienti della nostra storia. Rendiamo grazie a Dio per tutto quello che in questi anni ha potuto compiere attraverso tante persone, religiosi e laici, che si sono poste al servizio della comunità di Gretta. Speriamo di arrivare al centenario!
Link per visionare il filmato
| | In questo tempo di Natale vogliamo ricordare altri momenti significativi che hanno interessato la parrocchia. Ci sono state due rappresentazioni natalizie: i bambini prima di Natale hanno messo in scena la natività, mentre i giovani e adulti hanno animato una suggestiva rappresentazione dei Re Magi. |  link Sintesi fotografico-didascalica della rappresentazione | Inoltre l’inaugurazione della sala multimediale è stata l’occasione per la proiezione del film "Se Dio vuole", che presentava la figura di un prete “di periferia” e delle persone che ruotavano attorno a lui cambiate dal suo modo di essere prete. L’iniziativa faceva parte del programma Uniti in rete, promosso dalla Cei per il sostentamento del clero.
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| Infine un buon numero di famiglie hanno voluto festeggiare il capodanno insieme qui in parrocchia, condividendo un’allegra serata fatta di conversazione, gioco, e una ricca tavolata di cibo.
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FAR CELEBRARE UNA MESSA
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| La Messa è la più grande e bella preghiera che noi possiamo far celebrare ai sacerdoti per le nostre intenzioni. Si tratta di un atto di fede nella forza dell’offerta di Cristo al Padre. In ogni Messa noi offriamo le nostre intenzioni di preghiera, le nostre richieste, i nostri ringraziamenti nella preghiera perfetta di Cristo.
PERCHE’?
• Per dire grazie. Rendere grazie a Dio per un evento felice nella tua famiglia, una grazia ottenuta, un anniversario di nascita o di matrimonio ….
• Per un’intenzione particolare. Per la pace nel mondo, per un amico in difficoltà, per le vocazioni, per la società …
• Per una vicinanza. Chiedere l’aiuto a Dio di accompagnarci nei momenti importanti o difficili della nostra vita.
• Per i nostri defunti. Affidare i nostri cari defunti alla misericordia di Dio per l’intercessione della chiesa.
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DONARE E' RICEVERE
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| Cari fratelli e sorelle,
in questo Avvento vogliamo aprirci alla fraternità riconoscendo che anche tra noi, nella diocesi di Trieste, ci sono situazioni difficili che necessitano l’impegno solidale di tutti.
Ci sono piccole parrocchie o enti diocesani che negli anni sono stati gravati da mutui che ora faticano a saldare.
La fraternità esige di incarnarsi in generosità che allevia le preoccupazioni e il gravame di passività, obblighi e interventi urgenti a cui si è vincolati.
Ecco l’iniziativa straordinaria di una raccolta intitolata “Donare è ricevere” che implica che il dono alle comunità in difficoltà di fatto è un allargare la fraternità, un dilatare la nostra famiglia cristiana, un diventare maggiormente corresponsabili. Non lasciamo soli chi si trova in difficoltà, e non per colpa propria.
Fin da adesso grazie a coloro che vorranno aiutarci a far crescere questo clima generoso che è pure un segno di speranza.
Grazie alle famiglie, grazie alle imprese, grazie ai singoli che sapranno aprirsi a questo appello. Ogni contributo è prezioso.
+ Enrico, vescovo
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AIUTATECI !
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| Tre volte alla settimana distribuiamo generi alimentari per le famiglie o per le persone in difficoltà. I volontari della nostra S. Vincenzo vengono a contatto con tante realtà di sofferenza, di bisogno e spesso di solitudine ed emarginazione. Ma il più delle volte vengono richiesti generi alimentari per vivere. In questo mese dove tutto parla di regali, feste, viaggi, ecc. pensiamo a tanti nostri fratelli che non hanno spesso il necessario per vivere. Aiutaci ad aiutare!
Necessitiamo di: - zucchero - riso - caffè
- tonno in scatola - legumi in scatola - passata di pomodoro
- olio di oliva - olio di semi - biscotti - detersivo per lavatrice - ammorbidente – shampoo – articoli per igiene personale.
Se vuoi contribuire porta in chiesa quanto il tuo cuore ti suggerisce. Grazie.
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